Ricostruzione post-sisma, l’Antimafia evoca l’Irpinia: Lo scandalo del 1980 non si ripeterà

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RED. – Mentre il governo Renzi ha affidato a Vasco Errani, ex governatore dell’Emilia Romagna, il ruolo di commissario alla ricostruzione, torna lo spettro delle mani della criminalità allungate proprio sugli appalti del post-sisma.

In una intervista concessa a Repubblica, il procuratore nazionale Antimafia Franco Roberti ha parlato proprio di questo, rievocando in un passaggio lo scandalo avvenuto in Irpinia dopo il terremoto del 1980. “Porto con me ricordi strazianti di quando, da giudice istruttore a Sant’Angelo dei Lombardi, attraversai e provammo a gestire l’immane disastro dell’Irpinia”, afferma Roberti, che a Sant’Angelo dei Lombardi (foto in alto) ci è tornato lo scorso 23 novembre (leggi qui) e di cui è cittadino onorario dal 2013. Di seguito, uno stralcio dell’intervista concessa a Repubblica dal numero uno dell’Antimafia.

Procuratore Roberti, sono comunque due Paesi molto diversi quello dell’Irpinia 1980 (3mila morti e 8mila feriti) e il Centro Italia cristallizzato nel terrore delle 3.36 di mercoledì.

“Certo, eppure le scene di oggi sembrano sovrapponibili a quelle che io vidi ed esaminammo, anche tecnicamente, a Conza, a Sant’Angelo, a Lioni. I volti, i paesi rasi al suolo, la necessità di accettare l’inaccettabile. Ricordo quel maresciallo dei carabinieri, trasfigurato dallo sgomento, che mi disse “Dotto’ ora sono sereno perché finalmente ho trovato le bare per mia moglie e i miei tre figli”. Sembrava sereno davvero, gli era rimasto un ragazzo. Ma noi all’inizio aprimmo fosse comuni per seppellire le troppe vittime, il rischio di epidemie era altissimo, non c’erano bare, la Protezione civile non esisteva. Poi, ovviamente, dopo mesi, procedemmo alla riesumazione e al riconoscimento “.

Dietro quei morti, al di là del sisma violentissimo, c’erano costruzioni selvagge, calcestruzzo di camorra. E oggi? 

“Dietro quelle migliaia di morti c’erano la selvaggia cementificazione e gli affari dei clan: all’inizio individuammo i Nuvoletta. E senza voler minimamente affrettare giudizi, vedo che anche qui nel 2016 sono tanti gli edifici sbriciolati, anche pubblici. Troppi. L’esperienza e le acquisizioni scientifiche e giudiziarie ci dicono che se una casa è costruita bene, se sono state rispettate le norme anti sismiche, di fronte a un evento drammatico quel corpo di fabbrica può lesionarsi, incrinarsi: ma non può polverizzarsi e implodere. Ecco perché, senza azzardare previsioni, immagino ci sia molto da approfondire”.

Perché in Irpinia non ci furono clamorose condanne?

Il sismografo delle 19:34 del 23 novembre 1980
Il sismografo delle 19:34 del 23 novembre 1980

“Con i colleghi Ernesto Aghina e Carmelo Barbuto, quest’ultimo Pretore di Lacedonia, ci ritrovammo a gestire la ripresa della funzione giudiziaria in una situazione allucinante. Ci concentrammo sui 21 morti provocati dalla disintegrazione di Palazzo Panorama a Sant’Angelo: erano state violate tutte le norme nella costruzione, mandammo a giudizio costruttori, tecnici, e anche il direttore del Genio civile che non aveva fatto nessun controllo. Non a caso, addirittura una delle mansarde di quel complesso era stata offerta gentilmente a un ex procuratore della Repubblica, che era stato già cacciato, ma sotto la cui gestione si erano sviluppati quel cantieri e quelle realizzazioni. E gli imputati furono assolti perché, pur essendo quelle contestazioni tutte verificate, si ritenne che la gravità dell’evento sismico superasse gli esiti di quelle loro condotte. Oggi, per fortuna, con le nuove normative, una sentenza del genere sarebbe impensabile. È cambiata la giurisprudenza, ovviamente. E la sensibilità collettiva”.

Poi, da pm a Napoli, avete scritto la seconda tragedia: la Ricostruzione, il più grande salto di qualità della camorra. Un pericolo sempre possibile. 

“Quel vissuto e quella conoscenza furono utilissime, per indagare sulla ricostruzione post-terremoto a Napoli. Ritrovammo le stesse magagne, gli stessi imbrogli. Addirittura imparammo a distinguere il calcestruzzo “gettato” da quello “pompato”. Le imprese legate ai clan di camorra impiegavano il primo, più scadente e meno sicuro, ma registravano di aver usato il secondo: più sicuro e compatto. Ed è stato allora, all’ombra dello sperpero di quei 9mila miliardi del post sisma su cui si concentrò la commissione Scalfaro, che politici corrotti, boss di camorra e imprenditori collusi si sono seduti allo stesso tavolo. E sono cresciuti insieme. Fagocitando territori ed economia sana, pelle del paese”.