Scandalo Acs, interrogatorio Gabrieli: Agito solo nell’interesse della comunità

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AVELLINO – Nella giornata di ieri l’ex amministratore dell’Acs Amedeo Gabrieli è stato interrogato dal gip del Tribunale di Avellino Fiore e dal procuratore aggiunto D’Onofrio.

L’ex manager dell’Azienda Città Servizi di Avellino ha dichiarato, durante l’interrogatorio, di aver agito “sempre e solo nell’interesse esclusivo della comunità. Con le persone che lavoravano con me non avevo alcun rapporto, né di amicizia, né di altra natura”.

“Prima della mia gestione – ha affermato Gabrieli con riferimento al Comune del capoluogo irpino – l’amministrazione spendeva 700mila euro. Con me i costi si sono ridotti a 250mila e con risultati migliori, del resto sono sotto gli occhi di tutti. Pensate al teatro Gesualdo – ha continuato l’ex amministatore – tutti possono farsi un’idea precisa della pulizia e del servizio che veniva offerto”.

Gabrieli si è poi difeso sulla questione peculato: “Non ho mai toccato un centesimo dalle casse pubbliche – ha affermato il manager – Tutti i pagamenti sono stati effettuati con le carte di credito e gravavano sul compenso che a fine anno non avrei intascato. E quindi, quei soldi spesi erano miei. Difatti se il mio compenso annuale era di 80mila euro, in genere mi veniva versata solo la metà”.

Al termine dell’interrogatorio ha parlato l’avvocato Gerardo De Martino, difensore di Gabrieli, commentando quanto è stato riferito al gip Fiore e al procuratore aggiunto Vincenzo D’Onofrio dal suo assistito: “Il dott. Gabrieli – ha affermato il difensore di Gabrieli – oggi ha risposto a tutte le domande dell’Autorità Giudiziaria, fornendo al giudice una diversa lettura delle intercettazioni e, soprattutto, una chiara spiegazione dei motivi per i quali ha ritenuto di adottare gli atti che gli vengono contestati. Ha spiegato di aver sempre agito con l’unico fine del perseguimento degli interessi dell’intera Comunità, rendendo ottimamente funzionanti e funzionali i servizi di pulizia, custodia e manutenzione delle strutture pubbliche nonché delle principali strade di Avellino, servizi prima inesistenti, di cui oggi fruisce l’intera Città.

Ho perciò ritenuto di sottolineare al gip  – ha continuato l’avvocato – la necessità della revoca, ovvero della sostituzione della misura in corso, con una non custodiale in ossequio al principio del ‘minor sacrificio necessario’ su cui poggia l’intero sistema de libertate. Ora, non vorrei che il monito del procuratore Cantelmo, secondo cui risulta facile arrestare uno spacciatore mentre è problematico arrestare un colletto bianco o grigio, inneschi ad Avellino un fenomeno perverso per il quale spacciatori, usurai e ladri di appartamento attendono liberi il proprio processo mentre politici, impiegati di Stato ed amministratori di società pubbliche sono detenuti, da incensurati, ancor prima della sentenza di condanna definitiva, perché colletti bianchi o grigi” ha concluso Di Martino.