UN POPOLO DI CREDENTI

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Una stangata dietro l’altra, un salasso dietro l’altro. Per il governo Letta sembra essere passata la nottata ma i risparmi degli italiani si fanno sempre più esigui.

Dopo tanti sacrifici eravamo in molti ad attendere che la manovra economica del governo Letta ridesse fiato all’economia italiana ma così non è stato. Impotenti continuiamo a vivere in un Stato che alleva disoccupazione e recessione, che resta prigioniero di lobby armate fino ai denti e che, peggio, è dilaniato dal divorzio fra popolo e Palazzo.

Messo da parte Berlusconi il mondo della politica continua a diversi sul nulla; niente nei loro discorsi che riguardi l’efficienza economica, nulla che riguardi l’equità sociale. Meno di nulla che riguardi le riforme istituzionali e costituzionali. È come se il sistema, nel suo complesso, fosse incapace di produrre grandi scelte continuando a dare priorità alle microdecisioni che, come sempre, continuano ad accontentare soltanto pochi eletti.

E così mentre tutti, ogni giorno di più, chiedono le riforme l’attenzione si sposta su altri argomenti: questa volta tocca alle nuove imposte. Tia1, Tia2, Tari, Tarsu, Imu, Tares e infine Trise. Le tasse sui servizi continuano a cambiare, nel nome e nel calcolo dell’imposizione. E’ un caos, certo, ma siamo davvero convinti che sia questo il problema?. Non scherziamo.

Diciamolo senza troppi giri di parole: questo Governo è nato per fare le riforme e se ancora “stentiamo” ad agganciare la ripresa è perché – ha ragione il Presidente Napolitano – esso non è riuscito ancora a trasmettere ai cittadini motivi di fiducia su cui fondare un nuovo spirito di iniziativa, un nuovo slancio produttivo e competitivo.

La credibilità dei nostri politici è vicina allo zero e così anche quella delle nuove leve; quei quarantenni che stanno scalzando i loro padri e che, come i loro padri, hanno imparato subito a non ascoltare.

Riforme subito. E quando parlo di riforme non mi riferisco soltanto a quella elettorale. Che si sgombri, una volta per tutte, il campo dall’illusione di poter porre rimedio ai gravi deficit di capacità decisionale nel nostro Paese con un ennesimo intervento sul solo sistema elettorale.

“Al procedere delle riforme istituzionali  ho legato il mio impegno all’atto di una non ricercata rielezione a presidente” ha detto qualche giorno fa il Presidente Napolitano. Gli italiani ci credono, noi tutti ci crediamo.

Non trasformate i credenti in creduloni.