UNA PACIFICAZIONE PER LE RIFORME

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Carta vetrata foto

Nessuno sa come andrà a finire ma che l’Italia sia nel pieno del suo caos istituzionale oltre il quale c’è il coma profondo, dubbio non c’è.

Pensiero funesto? Probabile, ma di fronte a sedici Consigli regionali su venti coinvolti nello scandalo dei rimborsi, ad un Paese che corre veloce sui binari di Italo e che non si cura dei vagoni da terzo mondo dei pendolari, ad un Parlamento dove un Ministro della Repubblica confonde le intercettazioni con le trascrizioni di conversazioni tra presenti, come pensare a qualcosa di diverso? E non voglio parlare del lavoro che non c’è, dei problemi sanitari, dell’Italia che si sgretola alle prime piogge.

Servono regole nuove per cambiare questo Paese a cominciare proprio dalla legge elettorale, necessaria per “resettare” il sistema. Ed occorre farle in fretta così come dice Renzi.

Chiariamo subito una cosa, sono da qualche anno lontano dalla politica e di Renzi non mi convincono molte cose. Non mi piacciono, ad esempio, le sue proposte sul lavoro, così come non mi piace l’idea di sociale che ha ma, in questo momento, apprezzo il suo coraggio e la sua coerenza.

Coraggio perché non è facile sedersi ad un tavolo con un leader politico a cui appena cinque mesi fa hai detto, senza indugio, “sei stato condannato, game over”; coerenza perché le regole del gioco hai detto che vuoi scriverle, comunque, insieme agli “altri”.

Gli altri. Grillo e il Movimento Cinque Stelle con “con questi politici delegittimati” non vogliono parlare, Alfano non ha l’interesse a cambiare la legge elettorale oggi né a farlo, secondo una logica che restituirebbe di fatto a Forza Italia la guida della coalizione, domani.

E allora ti accorgi che se davvero vuoi provare a cambiare, gli “altri” sono Forza Italia e quindi Silvio Berlusconi che, però, era e resta un pregiudicato, decaduto. Punto e a capo? Nient’affatto perché Renzi osa e riesce, come ha detto la Gelmini, dove Letta ha fallito, nel riconoscimento reciproco degli elettorati.

Più forte di dieci uova e venti contestatori, il segretario Pd incontra Berlusconi senza farlo “resuscitare” perché, lo dico per coloro che non vogliono guardare, il Cavaliere non è mai morto. Piaccia o no, l’uomo di Arcore è ancora il leader del secondo partito nazionale che oggi si attesta sopra il 21% all’interno di un centro-destra che è soltanto ad un punto percentuale dal centro-sinistra.

In questo momento di crisi, l’ossessione di Berlusconi è l’aspetto più ridicolo della politica italiana e il fatto che Matteo Renzi voglia superarla è una dimostrazione di serietà da parte del nuovo segretario del Partito Democratico che vuole cambiare e in fretta. Per farlo ha bisogno, almeno, di una nuova legge elettorale che mandi tutti a casa e dia forza, per davvero, a chi sarà chiamato dagli italiani a governare.

Berlusconi non ha fatto resistenza. Anzi. Ha capito che da questo incontro con Renzi passa anche la riapertura dell’altra faccia della pacificazione (che più di tutto gli sta a cuore) quella dell’agibilità politica su cui si pronuncerà tra un mese il tribunale di Milano chiamato a decidere su servizi sociali e domiciliari.

Subiti è scoppiata la bagarre e in tanti, pur di non cambiare, sono tornati ad occuparsi delle bagatelle di condominio, Renzi appare sereno e dichiara che sulla legge elettorale con il Pdl “c’è profonda sintonia. Se chiudiamo, l’Italia cambia verso”.

Non sarà facile ma io, questa volta, ci voglio credere.