Venerdì Santo a Vallata: alla scoperta di una delle tradizioni pasquali più antiche del Sud Italia

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Vallata è in fermento per prepararsi alla grande processione del Venerdì Santo. Quest’anno l’appuntamento è per giovedì 18 e venerdì 19 aprile quando l’intero paese farà rivivere le proprie tradizioni secolari inscenando la Passione di Cristo.

Ci troviamo in Irpinia, per la precisione nel comprensorio storico-geografico della Baronia. Ovunque nei giorni della Settimana Santa che precedono la Pasqua si ripropongono riti antichi e drammatici ed uno dei più suggestivi di tutto il Mezzogiorno è quello che viene vissuto da secoli a Vallata.

Tutto ebbe inizio nel 1541, anno in cui la nutrita e fiorente comunità ebraica del luogo specializzata nel commercio del bestiame, della lana e delle pelli, oltre che nelle consuete attività creditizie, si convertì al Cristianesimo: da allora prese avvio la tradizione, che continua tutt’oggi, di inscenare i misteri della Passione di Cristo che dovevano costituire catechesi per tutta la popolazione e in particolare un monito per gli stessi Ebrei appena convertiti al Credo cristiano.

Da circa cinquecento anni dunque si rinnova l’appuntamento con i riti del Venerdì Santo di Vallata che sono andati  sempre più arricchendosi e strutturandosi nei secoli e che ora rappresentano un pilastro portante del patrimonio culturale immateriale della comunità vallatese. Si tratta di un evento unico nel suo genere, segnalato sul sito ufficiale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

Sono più di duecento i figuranti che sfileranno per il paese con i giovani abbigliati da littori o da centurioni. Oltre ai simboli del potere romano – dall’ Aquila latina con due alabardieri alla Grande Guida, da Cesare Imperatore con Lictores a Pilato – sfilano i cosiddetti “Misteri”, oggetti simbolo esibiti dagli incappucciati, e tele settecentesche, di antica fattura, rappresentanti le scene della vita e della morte di Cristo, con frasi del racconto evangelico di San Giovanni. Il passo di tutti è cadenzato dal ritmo di un suono caratteristico di tromba e tamburo; alcuni cantori, poi, in gruppi di cinque o sei elementi, intonano i versi della “Passione di Gesù Cristo” di Pietro Metastasio composta tra 1730 e il 1740: sono una sorta di lamenti funebri il cui testo per secoli è stato tramandato oralmente e ciò ha conferito loro forti connotati dialettali che li rendono incomprensibili ai più, alimentando ulteriormente quell’aura di mistero propria dei Riti vallatesi. La processione si chiude con il feretro di Gesù appena deposto dalla croce circondato dal Sindaco, dai sacerdoti e dai medici del paese e con l’Addolorata accompagnata da bambine listate a lutto.

L’appuntamento dunque è per il 18 aprile, quando all’imbrunire, dopo la funzione religiosa con la consueta lavanda dei piedi, si svolgerà la suggestiva processione “aux flambeaux” del Giovedì Santo, con cattura, condanna e flagellazione del Cristo. L’indomani, venerdì 19 aprile, alle ore 11.00 prenderà il via la cinquecentenaria processione del Venerdì Santo o del Cristo Morto.