Alta Irpinia e Alto Sannio, previsti venti caldi

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Tre settimane o poco meno per stabilire quello che ne sarà del territorio irpino-sannita.

Quantomeno, per provare a dare un indirizzo alla pianificazione del territorio, la cui assenza ha inevitabilmente favorito il proliferare di quello che oggi il Coordinamento dei comitati per la Tutela dell’Ambiente in Alta Irpinia ha gioco facile nel definire “eolico selvaggio”, cioè deregolamentato. I venti giorni che ci aspettano saranno caldi, come da titolo. A partire dal consiglio allargato di oggi pomeriggio a Lacedonia. Il Teatro comunale ospiterà poco meno di venti sindaci che cercheranno un punto comune da cui partire (in ogni caso con colpevole ritardo) per presentare alla Regione Campania un documento condiviso che contenga, come richiesto dall’art. 15 (la moratoria, per capirci), l’indicazione delle zone non idonee alla realizzazione di nuovi insediamenti eolici.

Abbiamo parlato di “colpevole ritardo” perché la moratoria, lo sappiamo bene, sta per scadere. Per la precisione, termina i suoi effetti il 6 ottobre, se di effetti si può parlare. E allora, se ci si è mossi il 10 settembre, evidentemente ci si poteva muovere anche prima, evitando l’imbarazzo dei giorni finali relativo ai procedimenti nel frattempo autorizzati e a quelli in corso di autorizzazione. In italiano, per le società si tratta di investimenti: in termini di studi, di strutture, di lavoro, di tempo. Chi si prenderà la responsabilità di chiedere che questi progetti vengano tutti cassati? Chi si alzerà e affermerà “basta-così-non-c’è-più-posto per uno spillo-neanche-se-è-già-autorizzato”? Nessuno, supponiamo. E questo vale per tutti i sindaci i cui territori sono coinvolti dal fenomeno e che si sono affannati a rispondere presente a una convocazione che, probabilmente, non avrebbero mai diramato. Va detto che c’è il precedente di Bisaccia e del consiglio convocato dalla giunta Arminio per chiedere la moratoria alla Regione. Ma va aggiunto che oggi, a moratoria quasi terminata, si stavano bellamente lasciando scadere i centottanta giorni senza “un’indicazione proveniente dalle comunità”, come aveva invece chiesto il consigliere regionale Carlo Iannace, promotore della prima bozza di moratoria e firmatario della estensione definitiva insieme al vicepresidente della Giunta regionale, Fulvio Bonavitacola.

Il tavolo dei sindaci a Bisaccia
Il tavolo dei sindaci a Bisaccia

Venti caldi, dicevamo. Già, perché, come abbiamo anticipato dieci giorni fa (leggi qui), l’orientamento dei sindaci sarebbe quello di produrre un documento nel quale venga indicata l’inidoneità totale del territorio per una motivazione che potrebbe definirsi “saturazione da eolico”, concetto rimarcato anche dal consigliere di minoranza di Lacedonia Felice Pennacchio in una missiva inviata alla VII Commissione regionale permanente (Ambiente e Protezione civile) e al presidente Gennaro Oliviero (leggi qui). Ma resta il rebus irrisolto di insediamenti di macroeolico già autorizzati (da decine e decine di torri) e numerosi altri di minieolico.

Situazione non molto dissimile nell’Alto Sannio, dove parimenti la moratoria non ha bloccato la prosecuzione degli iter autorizzativi di nuovi impianti ma soltanto la loro effettiva realizzazione. Qui i comitati hanno puntato su qualcosa di diverso, cercando di andare a quella che ritengono la base di ogni problema, ovvero il d.l. 387/03, che regolamenta il settore delle rinnovabili. Dal testo i movimenti puntano a far eliminare la dizione “opere di pubblica utilità indifferibile e urgente”. Hanno chiesto e ottenuto il sostegno anche di Paolo Maddalena, ex presidente della Corte Costituzionale, che reputa incostituzionale quel passaggio. Hanno chiesto, attraverso una raccolta di firme in rete, l’intervento del governatore De Luca Anche in questo caso, gli scenari sono tutti da verificare.

Ecco perché si tratta di venti (giorni) caldi. Da qui allo scadere della moratoria, ma certamente dopo non calerà il sipario.