AVELLINO – Tu chiamale se vuoi…fibrillazioni.
E’ infatti a dir poco teso – potremmo dire iperteso – il clima che si respira in queste settimane tra la Asl di Avellino e i Medici di Medicina Generale di tutta la provincia. La “rivolta in camice bianco” ha origini piuttosto lontane, e per essere chiari bisogna riavvolgere il nastro di qualche anno. Fino al 2010, per l’esattezza. Il 19 marzo di quell’anno, l’allora governatore Antonio Bassolino appone la propria firma in calce al decreto n. 14. Il 12 luglio del 2011, Stefano Caldoro, in carica da un anno, firma il decreto n. 56. Entrambi, come Commissari ad acta alla Sanità, pongono dei paletti ai Medici di Medicina Generale, che da quel momento non devono oltrepassare il 30% di prescrizioni di sartanici nelle cure per combattere l’innalzamento della pressione.
Il tutto ha il dichiarato scopo di ridurre le spese del Servizio sanitario regionale. La Guardia di finanza – nella fattispecie la tenenza di Ariano Irpino – scopre che qualcuno, dalle parti del Tricolle, ha disatteso la doppietta decretizia e anzi ha prescritto in misura abitudinaria e abbondante proprio quei farmaci ai quali sia Bassolino che Caldoro avevano posto un limite. Da lì, le indagini si allargano a macchia d’olio a tutta la categoria e a tutta la provincia. E il passaggio dai berretti verdi alla Procura generale della Corte dei Conti di Napoli è una sciocchezza.
Lo scorso 2 febbraio, a Mario Ferrante, che nel frattempo aveva raccolto l’eredità di Sergio Florio passando dalla direzione sanitaria alla direzione generale di via degli Imbimbo, viene notificata la somma di 5 milioni di euro quale cifra da restituire. Ferrante agisce senza indugi, e con deliberazione n. 88 di soli due giorni successivi (4 febbraio 2015) istituisce una Commissione sull’appropriatezza, presieduta da un “dirigente sociologo”, il professor Gaetano Capone. La Commissione, i cui dieci membri – è stabilito – percepiscono un gettone di presenza e una percentuale sulle somme recuperate, impiega un po’ di mesi per notificare ai singoli medici ciò che sembra fosse già stato appurato dalle indagini condotte dalla Guardia di Finanza.
E i camici bianchi, oggi, si ritrovano a raccogliere dalla buca delle lettere pesanti raccomandate provenienti dalla Asl che intimano la restituzione di diecimila, dodicimila, ventottomila o anche cinquantamila euro. “Si tratta – recita il protocollo della Asl Avellino inviato ai professionisti lo scorso 26 agosto -, in particolare, di combinazioni fisse di farmaci le quali hanno come indicazione terapeutica (scheda tecnica) il mancato controllo dei valori pressori con uno dei due componenti del farmaco”, cioè il sartano e il diuretico. I medici incassano il colpo, ma non ci stanno, anche perché hanno solo un mese di tempo per effettuare le controdeduzioni.
E perché, a seguito della chiusura di quest’indagine, il governatore Caldoro aveva nel frattempo firmato un altro decreto, il n. 56 dello scorso maggio “che – affermano i camici bianchi – ha ulteriormente ingabbiato la nostra azione di prescrivibilità”. Ma nel mirino è finito anche l’operato della Commissione istituita in fretta e furia da Ferrante: “Non si è tenuto conto dell’appropriatezza vera e propria”, afferma il dottor Antonio Cione, medico di medicina generale, specialista in Ostetricia e Ginecologia a Caposele e segretario per il Sud Italia, responsabile nazionale per i rapporti con le Università e responsabile provinciale di Medicina generale dello Snami (Sindacato nazionale autonomo medici italiani) .
“L’Asl non ha mai neppure avviato un vero confronto con noi – prosegue Cione -, una forma seppur minima di collaborazione. Anzi, ci ha puntualmente aggirati, mancando di coinvolgere gli Ucad (Ufficio di coordinamento della attività distrettuali), di organizzare corsi di formazione perché i medici si adattassero alle nuove norme di prescrivibilità dettate dai decreti e di inviare i report trimestrali ad ogni professionista, perché questi potesse sapere se e di quanto avesse oltrepassato la fatidica soglia del 30%”. Il tutto, va ricordato, nella Asl più virtuosa della Regione Campania – che due anni fa “girò” un gentilissimo presente alla Asl Napoli 1 consistente nell’avanzo di bilancio di ben 20 milioni – e una delle più virtuose d’Italia.
Ma se con l’Asl la tensione si taglia a fette, rischia frizioni anche il rapporto con la Regione Campania, a causa, come detto, del decreto n. 56 dello scorso maggio. A differenza degli altri due decreti, infatti, l’ultimo sta per essere impugnato dal sindacato di categoria. “Non opporci anche ai primi due atti regionali è stato un nostro grande errore”, ammette il dottor Cione. “Ma ora siamo quasi pronti: abbiamo messo insieme una squadra di validissimi avvocati – Centore di Caserta, Grassini di caserta, Gambacorta di Ariano Irpino e Chiaravallo di Caposele – che stanno stendendo il ricorso che presenteremo al Tar”.
“Ci hanno tolto l’autonomia che avevamo quando esercitavamo la professione con scienza e coscienza: ci hanno ingabbiato completamente – afferma ancora Cione -, siamo diventati dei semplicissimi burocrati. Un tempo la nostra professione era libera, oggi è regolata solo e soltanto da decreti e atti legislativi. E fa specie leggere in ciascuno di essi che ‘è fatta salva la libertà di prescrivere secondo scienza e coscienza: in realtà essa è ormai calpestata”.







