QUATTRO CHIACCHIERE CON …. Paolo Cuciniello: non mi piace voltarmi indietro e vivere nel “passato”

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In questi mesi, con la nostra rubrica abbiamo dato voce a tante persone costrette, da questa pandemia, ad una lontananza forzata dai propri familiari, dal proprio paese natio, dai propri affetti più cari. Studenti, lavoratori ricercatori ma anche persone trasferite altrove che non hanno potuto far ritorno nei luoghi della propria infanzia. In questa direzione “QUATTRO CHIACCHIERE CON …”, questa volta si è spinta fino al cuore del Covid-19, dove tutto ha avuto inizio. Siamo arrivati in Cina, precisamente a PECHINO, per far visita a Paolo Cuciniello, sannita doc e broker/agente per un’azienda di Pechino. Nel 2011 pubblica autonomamente una raccolta di poesia “Sogno Proibito”, presentata al Salone di Torino. Svolge gli studi di Ingegneria elettrica al Politecnico di Milano. Ed è nel capoluogo lombardo che inizia a sentire la necessità di sbarazzarsi delle etichette che catalogano l’uomo in base al luogo da cui proviene. Necessità che lo porta ad essere il primo studente a conseguire la doppia laurea magistrale in Ingegneria Elettrica e dell’Automazione tra il Politecnico di Milano e la Behing University di Pechino, dove adesso vive.

Sei in Cina, precisamente a Pechino una delle città colpite dal Covid-19, raccontaci brevemente la tua esperienza.

Si. esatto. Ma sono tornato qui a casa da poco, da quando hanno riaperto gli aeroporti. In realtà la maggior parte della quarantena l’ho trascorsa nella provincia del Sichuan, al Sud della Cina. Mi trovavo lì per festeggiare il Capodanno cinese con la famiglia della mia compagna. Doveva essere un momento di festa e invece…

Hai sottovalutato questo virus? Quando hai compreso che la situazione era di tale gravita’?

Sottovalutato non direi. Qui quasi da subito si è capito che la situazione era grave. La paura velocemente è arrivata in ogni città e in ogni “casa del paese”. Non ci sono stati troppi “doppi sensi” o “fraintendimenti”, i numeri erano alti fin dall’inizio e i telegiornali non parlavano d’altro, tanto che le strade si suono svuotate in men che non si dica. Inoltre, c’era un App sul cellulare che ti indicava quanti casi e quanti decessi erano avvenuti nella tua area. Per cui eravamo sempre in allerta, davvero.

                          

 

Quanto ti sei sentito esposto a questo virus?

Abbastanza. Nonostante sia restato chiuso in casa per quasi tre mesi ci sentivamo comunque un po’ sempre a rischio. Non soltanto perché nella nostra area c’erano un bel po’ di casi, ma anche perché eravamo arrivati in Sichuan con l’aereo, per cui per forza di cose sia io che la mia compagna eravamo entrati in contatto con persone e posti poi successivamente molto colpiti dalla pandemia. Tutto questo sommato al fatto che eravamo a conoscenza della possibilità di essere asintomatici e della questione dei 14/20 giorni di incubazione del virus. Insomma, non c’era troppo spazio all’immaginazione in quei giorni, anzi!

Molti lavoratori e studenti hanno deciso di rientrare. Tu perché’ hai deciso di restare?

Non è facile rispondere a questa domanda sai? È la stessa che mi sono posto anche io. “Rientrare? … e dove?… a casa?” Ma il tempo e l’essere chiuso in quattro mura mi hanno dato una risposta: io ero già a casa. Quelli come me tendono a farli cadere i ponti una volta che li attraversano. Non mi piace voltarmi indietro o vivere “nel passato”. Questo è il mio presente adesso, per cui credo di non avere alcun posto in cui rientrare. Nessun posto in cui ri-tornare. Ed è interessante, questo è anche un po’ uno dei punti che tocco nel libro che ho scritto durante questa quarantena dal titolo “In Quarantena” e che uscirà per la fine del mese su Amazon in formato ebook e cartaceo, in italiano ed inglese. È un racconto di storie lontane portate dal vento. E credo di esser riuscito a dare forma e vita dentro quelle pagine, a ciò che davvero è sempre sotto ai nostri occhi ma che per un motivo o per un altro non riusciamo mai a vedere. Forse perché non guardiamo con gli occhi giusti, con gli occhi dell’anima. Chissà! Comunque, credo che vi piacerà. Se vi interessa sarà facile trovare informazioni a riguardo. Basta seguirmi.

Festeggiando i suoi 27 anni in quarantena con la sua compagna lontano da casa

Cosa ti ha particolarmente segnato in questi mesi? 

Direi un po’ tutto. Questi mesi davvero hanno tirato fuori il marciume del mondo e ci sarebbe tanto di cui parlare. Ma non voglio focalizzarmi su quello adesso. Perché non è ciò che si meritano coloro che hanno sacrificato se stessi combattendo in prima linea contro questo male comune. Si meritano di più che lamentele. Per cui il mio pensiero va a loro e ti rispondo dicendo che mi ha segnato il coraggio e la solidarietà dell’uomo in tempi difficili come questi. Perché possiamo fare finta che non sia così, ma siamo connessi gli uni e gli altri più di quanto immaginiamo. Siamo tutti sotto lo stesso cielo, in fondo.

                     

Cosa ti manca del tuo paese? 

La mia gente. I volti e i sorrisi, le carezze e gli abbracci di coloro che amo e di coloro che mi amano. Però se c’è una cosa che mi ha insegnato tutto questo è che certi legami te li porti così tanto dentro, che ti basta chiudere gli occhi per sentirli proprio lì. Ovunque tu sia.

Paolo in videochiamata con i suoi genitori

Nonostante la situazione sembra stia migliorando hai timore nell’uscire e avere rapporti sociali? 

Purtroppo, si. E credo sia normale dopotutto, c’è ancora tanto da cui difendersi. Ma sono convinto che la primavera arriverà. Perché non può piovere per sempre.

Un tuo pensiero per concludere questa intervista … 

Innanzitutto, voglio ringraziare voi per lo spazio e il tempo dedicatomi. Sono assolutamente a favore di queste organizzazioni e idee “dalla gente per la gente”. La vera voce di questo paese viene da noi. Dalle nostre storie, dalle nostre esperienze, da ciò che i nostri occhi vedono e le nostre mani toccano.  Per cui grazie. Grazie davvero. Infine, vorrei condividere un piccolo pensiero con le persone che leggeranno. So che questi giorni sono stati difficili. Tutti, chi più chi meno, siamo stati colpiti. Non è stato affatto facile! Ma come la vita ci insegna, le sfide che ci rendono grandi non lo sono mai. Nessuno ci regala niente e questo immagino lo abbiate scoperto già da un po’. E sapete cosa? Va bene così! Perché è così che impariamo a fare le nostre scelte ed è così che finalmente diventiamo liberi, e forti. E se non vogliamo essere forti per noi stessi, almeno lasciamo la possibilità di essere forti per i nostri figli e per chi sarà il nostro futuro domani. Perché loro guardano. Loro sempre ci guardano. Se facciamo male ci imitano, ma se facciamo bene, anche. E dobbiamo essere d’esempio per loro, per far si che un domani migliore parti da ora. Adesso…  perciò chiudete gli occhi ed usate quelli dell’anima, perché così vedremo la luce.