Storie di vite spezzate. Donne uccise da uomini, solo perché donne.
L’ultima vittima registrata in Italia è Marisa Leo, ritrovata morta lo scorso 6 settembre nel Trapanese. 39 anni, originaria di Salemi, uccisa a colpi di fucile dall’ex compagno, il quale si è poi tolto la vita, lasciando così da sola una figlia di 3 anni. Il caso di Marisa è l’80esimo femminicidio dell’anno, le statistiche dichiarano una donna uccisa ogni tre giorni. Non solo numeri, ma persone, donne, una ogni tre giorni.
Pochi giorni prima, Rossella Nappini, 52enne romana, è stata uccisa dall’ex compagno con una serie di coltellate, solo perché lui non ha accettato la fine della loro storia.
Lo scorso mese, proprio come Rossella, anche Celine Frei Matzohl, 21enne residente a Silandro, nel Trentino Alto Adige, è stata uccisa a coltellate dall’ex fidanzato, che non accettava di essere stato lasciato.
Prendere a coltellate e non accettare la fine di una relazione sembrano quasi consequenziali.
Un’altra vittima tristemente nota è Giulia Tramontano, 29 anni e incinta, accoltellata dall’ex compagno, dopo essere stata gradualmente avvelenata. Qui anche la premeditazione e l’organizzazione del piano nei minimi dettagli.
Il femminicidio è un fenomeno frutto di una cultura maschilista e patriarcale che considera le donne proprietà di uomini in diritto di scegliere per le loro vite. Non riguarda le vittime ma i carnefici e quei meccanismi che li portano a oggettivare la figura femminile.
E’ evidente che per combattere questa emergenza sociale servirebbe una rivoluzione culturale che coinvolga tutti comprese le istituzioni. La cultura del rispetto va interiorizzata in famiglia e a scuola per contrastare e prevenire tali tragedie.






