Secondo numerosi studi, l’età media in Italia per una neo mamma supera i 32 anni, in un quadro di per sé già disastroso in cui vige la denatalità. Basti pensare al confronto tra i 535.428 bimbi nati in Italia nel 2012 con i 393.997 nati nel 2022.
Infatti, il rapporto sull’evento nascita in Italia, realizzato dal Ministero della Salute, rivela che i parti con procreazione medicalmente assistita vedono una crescita continua, aumentando del 73% nell’arco di questi dieci anni. Si riduce lievemente il ricorso al parto cesareo che passa dal 38% all’attuale 37,5%. Però ancora 38mila bambini su 540mila nascono in strutture che eseguono meno di 500 parti l’anno. Inoltre, i ginecologi sono assillati dal contenzioso medico-legale che aumenta il ricorso alla medicina difensiva. Con la conseguenza di troppi esami prescritti spesso superflui che incrementano di 12 miliardi le spese a carico dell’interno servizio sanitario nazionale. Questo a sua volta porta a 33.700 denunce contro i camici bianchi che, nel 98,8% dei casi, finiscono in una bolla di sapone. Da ultimo, il ginecologo è una specie in via d’estinzione e nei prossimi 10 anni si rischia di avere le corsie sguarnite.
Ad oggi, purtroppo, scegliere di mettere al mondo un figlio nel nostro Paese rimane un grosso problema, perché rappresenta ancora un ‘carico’ economico e professionale enorme, in particolare per le mamme che spesso sono costrette ad abortire i propri progetti.
Occorre, dunque, che vengano incrementate politiche strutturali che siano di accompagnamento e sostegno alla maternità. Solo a quel punto i sogni di maternità e paternità di tanti aspiranti genitori potranno finalmente diventare realtà.






